| Per Roberto Scano, coordinatore dell'associazione IWA/HWG (associazione
internazionale dei webmaster) membro del W3C, "la legge n. 4 del
2004
rappresenta una rivoluzione epocale: è la normativa che di fatto creerà
il testo unico con i requisiti di accessibilità di hardware, software e
soprattutto per i siti web.” Scano afferma con forza questo concetto nel suo nuovo libro "Accessibilità: dalla teoria alla realtà” edito da IWA-Italy per la collana Web standards.
Nell'opera vengono approfondite le regole in materia di
accessibilità con esempi pratici di applicazione ai contenuti web, nei
contenuti multimediali, fornendo analisi dei problemi riscontrati dalle
diverse categorie di disabili.
Il volume è corredato da un
cd-rom che contiene, oltre ad utili applicazioni, l'opera in 3 diversi
formati accessibili per consentire la fruibilità dei contenuti anche
agli utenti non vedenti.
L'introduzione al volume è curata da Pierluigi Ridolfi,
Componente del Cnipa - centro nazionale per l'informatica nella
Pubblica amministrazione, e Presidente della Commissione
Interministeriale Permanente per l'impiego dell"ICT a favore delle
categorie deboli e svantaggiate.
D: Dalla circolare della
Funzione pubblica del 2001 alla legge 4 del 2004, la cosiddetta legge
Stanca, sembra che d'improvviso la Pubblica amministrazione si sia
svegliata ed abbia scoperto la comunicazione on line e per di più
accessibile e usabile. Cosa è successo?
R: Era
oramai necessario che l"Italia recepisse quanto richiesto dall’Unione
Europea con una normativa che ponesse l’obbligatorietà per
l’accessibilità dei siti web e non un “suggerimento” da parte di una
circolare della Funzione Pubblica.
La rivoluzione della legge
04/2004 è secondo me epocale: è la normativa che di fatto creerà il
testo unico con i requisiti di accessibilità di hardware, software e
soprattutto per i siti web.
Ricordo infatti che la legge non si limita solamente a richiedere
l’accessibilità dei siti web ma inserisce le caratteristiche di
accessibilità come preferenziali rispetto a tutte le altre
caratteristiche tecniche in fase di acquisto di beni e servizi
informatici.
D: Lo scopo è nobile: garantire l’accesso alle
fonti di informazione per tutti, cercando di non aggiungere alle
barriere architettoniche che sono attorno a noi anche le barriere
informatiche che accrescono il digital divide.
Ma è solo questo
o c’è altro? C’è un qualche tornaconto economico? L’applicazione dei
criteri e linee guida del W3C, World Wide Web Consortium, creeranno
nuove opportunità di lavoro e di formazione nella pubblica
amministrazione o solo per gli esperti di Information and comunication
technologies?
R: Più che creare nuovo lavoro verrà
finalmente richiesta quella qualità nella fornitura dei siti web che
spesso non viene considerata: ricordiamoci che chi commissiona un sito
web per una P.A., così come avviene anche nelle aziende, non è un
tecnico e non ha quasi mai competenza in materia.
Il committente
quindi richiede lo sviluppo di qualcosa che sia “bello”, che dia
visibilità ai referenti politici dell’amministrazione e/o alle
iniziative della stessa: nascono così siti psichedelici o, nel caso di
piccoli realtà amministrative, sviluppati “in casa” utilizzando
strumenti che non consentono di garantire una qualità del risultato.
Sicuramente
questa “rivoluzione” porterà ad una riqualificazione di chi opera nel
web: chi sino ad oggi si è limitato ad utilizzare strumenti WYSIWYG [what you see is what you get= Ciò che si vede sullo schermo è ciò che si ottiene in un browser Web] per generare siti web senza conoscere le grammatiche formali dovrà studiare.
Per
lo stesso motivo, all’interno delle redazioni web delle P.A. dovrà
essere avviata della formazione specifica sull’accessibilità - come
richiesto dall’art. 8 della legge 04/2004 - che io estenderei anche al
corretto utilizzo dei linguaggi di marcatura e dei fogli di stile.
D: A pochi mesi dall’entrata in vigore della legge Stanca, qual è lo stato attuale dei siti della PA? L’obbligo
cui sono tenute le pubbliche amministrazioni, di adeguamento dei propri
siti a standard che favoriscano l'accesso dei soggetti disabili agli
strumenti informatici, sta producendo dei risultati o c’è ancora molta
strada da fare?
R: Di fatto ad oggi l’obbligo è
solamente legislativo ma mancando il decreto di attuazione contenente
le regole tecniche – come definito all’interno della normativa – le
pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all’art. 3 comma 1 della
legge 04/2004 dovranno avviare il rinnovo dei siti web secondo i
requisiti che stiamo predisponendo come gruppo di lavoro presso il
CNIPA per i contratti rinnovati, di nuova stipula o per novazioni entro
1 anno dall’approvazione del decreto.
Ad
oggi vedo comunque che
molte amministrazioni stanno iniziando a richiedere sviluppo di siti
“accessibili” anche se spesso, sempre per questioni di competenza,
vengono illusi con “specchietti a tripla A” ossia con esposizione di
bollini di conformità al massimo livello definito dal W3C WAI per le
WCAG 1.0 – livello per il quale è praticamente impossibile garantire
una conformità dei contenuti.
Si
notano inoltre ancora molti siti web che preferiscono usare la versione
“alternativa” interpretando a modo loro il requisito 11.4 delle WCAG 1.0
ma di fatto dimostrando che – nonostante ogni sforzo – gli sviluppatori
non hanno avuto la competenza di creare un sito web accessibile.
D:
Consideriamo un piccolo comune di periferia: può correre il rischio di
affidarsi ad una web agency che, a cifre più o meno di mercato, offra
un prodotto chiavi in mano che si rischia di non saper gestire
internamente? Creando poi un sito che non è più valido secondo standard ma che continua ad esporre il cosiddetto bollino di validazione? In
breve non sarebbe meglio formare dei dipendenti interni che imparino il
codice, e che possano aspirare ad essere web designer, web content
manager?
R: Il rischio che corre il piccolo comune di
periferia è lo stesso in cui può incorrere la grande amministrazione.
La valutazione dei prodotti e soprattutto del grado di qualità del
risultato prodotto dai sistemi di gestione contenuti sarà competenza
delle commissioni di valutazione nelle gare.
Questi prodotti
dovranno poter consentire ai dipendenti di inserire i contenuti in modo
semplice ed efficace controllando il più possibile la conformità dei
contenuti con la grammatica formale dichiarata.
Per fare un
esempio, un CMS- [sistema di gestione dei contenuti] dovrebbe
consentire la pubblicazione di una pagina web se e solo se il contenuto
della pagina è conforme alla DTD [document type declaration, ovvero,
tradotto in italiano, "dichiarazione del tipo di documento] dichiarata:
già in questo modo, il bollino di conformità HTML 4.01 o per XHTML 1.x
[linguaggi usati per realizzare i documenti ipertestuali disponibili su
web] sarà quindi esposto esclusivamente se la pagina è conforme.
Ciò
andrebbe effettuato anche per i fogli di stile mentre per gli altri
bollini relativi alla conformità WCAG 1.0 di fatto è l’autore del
contenuto che dovrebbe dichiararne la conformità.
Ricordo
comunque che non esiste alcun obbligo di esposizione dei bollini: se si
vuole evitare “richiami” nelle liste di discussione sull’accessibilità
(come in webaccessibile@itlists.org o nel forum di Michele Diodati) in
alcuni casi è meglio non ostentare valori di conformità raggiunti
presumibilmente controllando la conformità con strumenti di valutazione
automatizzati.
Riguardo allo sviluppo “in casa” di siti web
all’interno delle P.A. può creare problemi in quanto, secondo la mia
opinione, gli esperti delle P.A. dovrebbero specializzarsi nella
creazione dei contenuti dotandosi di strumenti di gestione che ne
consentano l’autonomia gestionale. E, riferendosi alla legge, qual’è il
dipendente che rischierebbe un procedimento amministrativo per aver
generato un sito web accessibile?!
Qui poi apriamo un altro campo per cui come IWA
ci stiamo muovendo: il riconoscimento delle professionalità di chi
opera nel web – di fatto ad oggi considerato “l’infermiere del web”
(senza offesa per gli infermieri) anziché essere considerato (anche
economicamente) alla pari di altre professionalità dotate di tutela
(penso ad esempio architetti, avvocati, ecc.)
D: ”Accessibilità: dalla teoria alla realtà” è il titolo del tuo
libro, che in realtà sembra un vero e proprio trattato sulla materia. A
chi ti rivolgi, è un libro solo per addetti ai lavori?
R:
Come dichiara il professor Ridolfi nell’introduzione, il libro contiene
tutto lo scibile nazionale ed internazionale in materia ed è il testo
idoneo per la formazione del personale per la creazione di esperti di
accessibilità.
Il testo, formato da 816 pagine A4 ricche di
contenuti, affronta la materia su due fronti: la teoria, in cui vengono
analizzate tutte le linee guida del W3C
per l’accessibilità (dei contenuti, dei sistemi di sviluppo, dei
programmi utente), le normative (direttive europee e normative
italiane), le linee guida per creare percorsi formativi accessibili e
informazioni sulle tecnologie assistive.
La seconda parte, la
realtà, raccoglie molti contributi dei maggiori esperti in materia di
accessibilità ed usabilità e spazia dall’analisi con esempi pratici di
tutti i punti di controllo delle WCAG 1.0
all’analisi delle richieste specifiche delle varie tipologie di
disabilità, passando all’accessibilità nella P.A., nel settore privato,
nell’uso della lingua italiana e nella cultura.
Il libro termina con delle appendici informative sull’usabilità, sul W3C e sulle normative ISO in materia di accessibilità.
Come
vedi il libro è per tutti: dal dirigente che deve valutare cosa
acquistare, al responsabile che deve decidere cosa implementare allo
sviluppatore che dovrà creare ciò che è stato deciso dai due referenti
precedenti, rispettando le richieste e risolvendo le problematiche per
le diverse disabilità.
Tra l’altro è il primo libro al mondo
fornito in un’unica soluzione con 4 diversi formati: oltre al formato
cartaceo nel CD-ROM allegato si troverà la versione PDF, XHTML 1.0
Strict e MS Reader del libro, in modo da poterlo agevolmente consultare
in qualsiasi occasione.
Questo libro è solo il primo di una
serie di testi che stiamo predisponendo come IWA e che coinvolgeranno i
migliori esperti del web italiano e non solo.
Soddisfazione
personale è la richiesta di produrre il testo anche in lingua inglese
per il mercato internazionale, con probabile localizzazione anche in
lingua cinese dove verrà applicato come testo universitario.
D:
Attualmente fai parte del gruppo di lavoro CNIPA che si occupa di
sviluppare le regole tecniche di applicazione della legge 04/2004, cosa
puoi anticiparci?
R: Potrei dirti, “top secret” ma di fatto posso solo ribadire ciò che è indicato nel sito pubbliaccesso.
Il
regolamento di attuazione sta superando gli ultimi passi prima della
firma del presidente Ciampi e ciò significa che dopo 30 giorni dalla
sua promulgazione anche il decreto di attuazione contenente le regole
tecniche per hardware, software e siti web dovrà esser pubblicato.
Penso che oramai lo studio pubblicato sul sito pubbliaccesso
nel mese di luglio sia conosciuto: quei 22 requisiti presumo resteranno
invariati e pertanto consiglio di chiederne la conformità a chi
effettua gare per la fornitura di siti web: in questo modo tra un anno
non ci si vedrà costretti a dover rifare tutto il sito web.
Trovi il libro su: www.librando.it
Chi è Roberto Scano Consulente
e sviluppatore di siti web particolarmente attento alle problematiche
dell'accessibilità. Nel 1999 avvia la prima sezione di IWA in Italia,
creando l'associazione IWA ITALY della quale diviene presidente. E’
rappresentante di IWA/HWG all'interno del W3C e da allora coordina
l'attività dell'associazione nel campo dell'accessibilità, entrando
come primo italiano nel WCAG Working Group. Nel 2002 ha sviluppato il
disegno di legge "Campa-Palmieri" poi confluito nella legge 04/2004
(Legge Stanca). Nel 2003 fa il suo ingresso nel gruppo The European
Design for All e-Accessibility Network (EDeAN) ovvero il progetto
dell'Unione Europea legato all'iniziativa eEurope 2002 per la
promozione dello sviluppo universale ed organizza il primo incontro in
Italia del WCAG Working Group. Attualmente coordina l'associazione
IWA/HWG come Project Manager ed EMEA Coordinator e fa parte della
Segreteria Tecnico-Scientifica della "Commissione interministeriale
permanente per l'impiego dell'ICT a favore delle categorie deboli o
svantaggiate" che comprende 22 esperti provenienti da strutture ed
organismi appartenenti alla pubblica amministrazione ed alle
associazioni di categoria più rappresentative del settore nonché del
gruppo di lavoro CNIPA che sta definendo le regole tecniche per la
legge 04/2004.
Intervista pubblicata per www.legge150.it
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